Oggi, le generazioni più anziane ci accusano: “I giovani non leggono più la Poesia!”.
Loro ci accusano di non sapere abbastanza, di condividere idee errate, così definite perché troppo avanguardiste per la loro età. Puntano il loro indice davanti ai nostri occhi, ci chiamano analfabeti, ignoranti, poveracci senza futuro. Quali migliori accuse a loro stessi: loro che ci hanno messo qui, che ci hanno forgiato, poi denigrato, in questa nazione dove i diversi Dèmoni della superficialità, del denaro, della decadenza e del crimine finiscono di cibarsi come iene di quelle idee pure che sussistono.
Loro ci regalano questo mondo in rovina, e ci logorano con le loro parole.
Quale migliore accusa che fanno loro a sé stessi, troppo avidi per lasciare i loro troni conquistati con l’inganno, la raccomandazione.
Alcuni di loro organizzano concorsi gratuiti e liberi e premiano chi paga, o chi scelgono loro, senza degnar d’uno sguardo il giovane vestito di nero, che brama un futuro migliore.
Non mi stupisco dunque che noi giovani non leggiamo poesia. Dopo aver letto le parole senza tempo dei più grandi poeti del passato… come pretendete che leggeremo le poesie odierne, dei nostri amati coetanei raccomandati, quando la maggior parte di esse sono comparabili, dopotutto, a “spazzatura”?
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