Salutarsi qui
Dirsi addio ora
Senza sapere perché
E’ che mi fa un certo effetto camminare
diritta
immergendo i miei piedi
nelle conche di profumato fango
umido uterino
della storia
Ritrovo così nel bosco
Appoggiata ad un tronco sottile come il mio polso
un proiettile sparato.
Dove sarà andato?
Chi lo avrà lasciato andare?
Un soldato francese? un soldato tedesco?
Allora io, mentre cammino qui, in questo sottobosco quieto e languido d’onde nel tramonto…
Io sono in una trincea?
M’alterno nello stesso spazio tra ciò che è, e ciò che fù.
Tra muri di gas, tetri e grigi cadaveri ammucchiati in una valle di cenere, di morte, di disperato odore di bruciato.
Lamentarsi del presente! quale bestemmia! Mi rialzo dal fango come un morto ritornato dai luoghi lontani
Dai luoghi dove le anime millenarie raccontano la loro storia.
Un raggio intenso ramato
dal sapore di terra mi graffia l’iride.
Mai mi sento così completa
Mai guardo il tempo negli occhi
Codarda
Nel sottobosco
Tra i giovani pini
Tra gli insensati confini
Codarda
Come questo proiettile antico
D’un passato che m’affligge sempre.
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