Vorrei farvi ridere. Certo con 15.000.000 Italiani a rischio povertà la vedo difficile, farvi ridere, non trovate?
Ce lo dicono oggi, come se fosse una situazione nuova. La verità è che non smettiamo di affondare in queste sabbie mobili. Lo sappiamo tutti. Lo sa bene la coscienza.
Sapete più passa il tempo più penso che se fossi nata in un paese ricco, tipo.. che so… la Svizzera per dirne una a caso…la Svezia, l’Inghilterra… beh non sarei finita a scrivere poesie drammatiche, davanti una bottiglia di rhum a sognare chissà quali sintetici paradisi artificiali, per riesortare il nostro Charles a spirarci nuovi stati splenetici dalla sua tomba. Credo che avrei fatto… la comica. Si, mi sarebbe piaciuto far ridere la gente.
Ok… per darvi un idea del mio stato vorrei solo esporvi sinteticamente in che posizione fisica mi trovo. Usando sperimentazioni.
Sono in una stanza. La mia stanza. In realtà è solo una stanza. Sono seduta su una sedia che oscilla, E’ completamente di legno: è un massacro per la mia schiena già ricurva. Lo schienale è completamente sommerso di vestiti, sporchi e puliti, stracci, fogli e cartelloni… Per terra c’è un bellissimo tappeto persiano, completamente ricoperto di giornali, fogli scritti, penne, disegni, bozze, cd musicali, cavi, calzini. Quindi non saprete mai com’è fatto il mio bellissimo tappeto persiano. Siamo in Fase Di Sperimentazione, Giusto? Non potete quindi, voi lettori, osservare e leggere quel che io non posso vedere.
Sono seduta davanti ad una scrivania. Molto grande. Come pensate che sia la scrivania di un giovane scrittore esordiente?… pensateci…
Non saprete mai di che cos’è fatta la scrivania, semplicemente perché non posso vederlo neppure io.
Alla mia sinistra c’è una pila di libri che si innalzano come grattacieli oltre 20-30 cm sopra la mia testa. ecco il mio portafoglio. sono una poveraccia. i miei beni ammontano a 13,69 centesimi. manca un centesimo per arrivare a 13,70euro. Cazzo non ho più un soldo. lettere, buste aperte, calzini, magliette, quaderni, dischetti, diario, agenda, lettere di vari concorsi di poesia ed ecco… davanti a me, alla destra, e ovunque, sul letto intorno a me carta, tanta carta, riciclata e non, bianca scarabocchiata, accartocciata, scritta, libri per la tesi post-it ovunque: dentro ai libri, sullo specchio, post-it ovunque… ne ho uno addosso, anche. Sopra c’è scritto: “Cosa stai cercando?”… ecco… queste sono le mie auto-trappole.
[Questo mondo funziona a merda: da una parte l’élite di ricchi che se la suona e se la canta… si fanno poveri e poi si fanno famosi. Si scrivono i libri e se li stampano, tutto in amicizia. I loro grandi problemi: bellezza, flirt, dimagrire. E poi, giù in fondo, ci siamo noi. Quelli a rischio povertà. Quelli a cui tutti sorridono e danno pacche sulle spalle, per poi rubarci anche le mutande appena ci giriamo. I nostri problemi? altro che dimagrire. Ingrassare, vorrai dire. Macchina? macché io ho il biglietto del treno: 1euro solo andata. non so se domani mi arriva lo sfratto e non so nemmeno con quali soldi farò la spesa la settimana prossima. Voglio pubblicare? non conosco nessuno. Voglio partecipare ai concorsi? devo pagare. Non ho i soldi. Voglio i miei diritti di autore? devo pagare. E grazie che la pago la SIAE, altrimenti conosco gente che mi ruberebbe anche l’anima mia, inprigionata nei miei versi. Cosa vuoi che cerchi, post-it di merda? sto cercando di sentirmi viva in questa nazione di ladri per cui sono morti i miei nobili avi]
Montagne e dirupi di libri… libri degli anni ’40, uno inutile sul doppio in “lorenzaccio”, polvere ovunque. Libri piccoli, grandi, colmi di vita, colmi di attimi, colmi di sentimenti e commozioni.
Ed ecco che mi perdo in me stessa intravedendo una parte del mio volto tra i post-it e i giornali appesi allo specchio. Mi chiedo per davvero: “dove stai andando?.” Mi è appena cascato un libro in testa, no, non sto scherzando. Volete sapere quale? “Questions Comparatistes” sul Doppio. Ma che ne so io … dove sto andando. Non ne ho la più pallida idea… di dove vado io, di dove andate tutti voi. E voi lo sapete forse, lo sapete o no dove state andando?
State attenti ai bagagli che scegliete di portarvi dietro.
Tutta la gente che finora ho incontrato aveva pesanti bagagli pieni di invidia, di furti, di insicurezza e malsanità.
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