“Sono nato troppo tardi, in un mondo troppo vecchio”
Le Confessioni d’un figlio del secolo, Alfred de Musset.
La mia voglia di scrivere viene spesso sovraffatta da una sensazione di languidità. Di un “è già stato tutto scritto… è già stato tutto detto”. Un respiro lento e pensante. Un odore di rame nella mia faringe, quando pronuncio parole pensate per essere accordate a qualche insignificante verso. Scrivere qualcosa di non detto. Scrivere qualcosa con uno stile nuovo, che ricorda in parte un soffio di Zefiro sulle ere antiche e un sospiro di tramontana sulla realtà sgretolata e infranta di oggi.
Con un pubblico seduto in televisione che sbraita come un gruppo di scimmie sull’inettitudine dell’essere umano.
Non abbiamo una realtà universale. Ognuno sceglie quella in cui vuole esistere. Ogni individuo si associa al fondamentalismo o al sincretismo. Noi figli del millennio non sappiamo nemmeno più pensare. Viviamo nell’abitudine di pensare al palese e all’inutile, delimitando il nostro essere entro stretti confini prestabiliti. Non chiediamo di ieri, tantomeno vogliamo sapere del domani. Il presente è noia, inadeguatezza, vuoto.
Eppure quanto siamo ridicoli nei nostri paradossi?
Noi, i figli del nuovo millennio, della nuova era.
Dovremmo essere i grandi geni del nuovo secolo… i fautori d’un nuovo stile, d’una nuova arte.
E cosa fanno i poeti?
scriviamo le nostre solite poesiole. quale commozione!
Qualcosa di nuovo dovremo anche farlo, prima di diventare polvere.
Tutto questo mi cruccia.
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