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Sul autobus
nelle mie cuffie un violino singhiozzante di nostalgia
frenetico come un’uomo che corre
per non perdere i suoi ricordi.
E vedo la vita scorrermi davanti
mia onestà, pallide lacrime
quanto ancora correremo
le anime graffiate?
Arroventate le pulsioni
iraconde le voci
mentre tutto scorre
rapido
troppo rapido
Ma dove stiamo andando?
Fuori, la strada
grigia la pioggia
fredde le nuvole
ovattate di nostalgia.
Roma,
Amore mio.
Roma ti guardo.
Mi sono fermata a vedere te che dormivi.
Tutta una tua parete antica, ricoperta di propaganda elettorale.
Non vedo la tua pelle d’oro, i tuoi tetti di porpora.
Un manifesto si stacca,
cade a terra.
Un sospiro malinconico del tuo vento cittadino
lo ridesta.
Il manifesto si piega come seta al vento, danzando intorno a me, danzando intorno a te.
Roma,
Madre mia
Dove stiamo andando?
Il manifesto ricade a terra privo di vita.
Restiamo io e te,
in quest’insormontabile nostalgia.
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